Quante volte facciamo delle domande e non otteniamo risposta? E quante volte ci stupiamo (o ci arrabbiamo o restiamo delusi) proprio perché non riusciamo a concepire il fatto che non ci hanno risposto?
Anche se non ce ne rendiamo conto, alla base di queste re-azioni c’è un presupposto fondamentale: “ad ogni domanda deve seguire una risposta”.
Nella realtà non è sempre così (e ve ne siete già resi conto tutti quanti). Perchè mai un bambino dovrebbe essere obbligato a rispondere alle domande? Solo perchè sono i genitori a fargliele? O i parenti? O gli insegnanti? Quasi sempre si dà per scontato che il grado di vicinanza (parentela/amicizia/relazione) sia sufficiente a istituire un obbligo di risposta.
Ci si dimentica di un aspetto molto importante: le risposte alle domande rivelano qualcosa di se stessi. Vi sembra poco?
Mi piace visualizzare le “domande” come delle “porte”. Pensate a voi stessi… A chi aprite di solito la porta di casa vostra? A chi rivelate che cosa c’è dentro? Con chi preferite condividerla?
Ora, qualcuno potrebbe ribattere che non tutte le domande sono uguali. E sono perfettamente d’accordo. Ce ne sono alcune a cui si può rispondere senza nessuna difficoltà. Di solito non si ha nessun dubbio a rispondere a qualcuno che ci ha chiesto che ora è… E si può tranquillamente passare il sale ad un altro commensale a tavola…
Quali sono le domande a cui è più difficile avere delle risposte? Solitamente sono quelle legate all’identità della persona, alle sue convinzioni, ai suoi valori… A volte si chiamano “domande intime”.
Naturalmente ci sono persone che esternano i propri pensieri con semplicità, ed altre che lo fanno con più difficoltà. In tutti i casi, comunque, ciò che funziona davvero è quanto ci si sente in sintonia con l’altra persona.
Più ci si sente simili/uguali (in PNL si chiama “rapport”), più si ha voglia di aprirsi l’uno all’altro. Più ci si sente diversi/lontani dall’altra persona, più si tenderà a chiudersi. Avete già capito che per domande molto “intime”, ci vuole un rapport molto elevato.
Pensate all’ultima volta che avete fatto una domanda e non avete ricevuto risposta… Quanto eravate in sintonia con l’altro/a? Quanto vi sentivate “simili” l’un l’altro? Quali argomenti toccava la “domanda senza risposta”?
Una raccomandazione. Fate le domande con la consapevolezza che potrebbero aprirvi un mondo… O lasciarvi fuori. E per favore, non banalizzate la loro importanza. Sono strumenti potenti, che mettono in moto i cervelli, le emozioni e le azioni.

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Ogni giorno si sperimentano queste domande senza risposte. Per esempio, quando interpelliamo i figli, spesso dicono che non hanno tempo di rispondere o devono fare altro, in realtà non vogliono parlarci di loro, mettono barriere difensive e noi non possiamo capirli e ci lamentiamo delle difficoltà di comprensione reciproca.
Ora capisco che non si possono porre le domande senza essere prima in sintonia con l’altro, senza prima aver gettato un ponte per comunicare con l’altro, attraverso l’attenzione, l’ascolto che gli possiamo regalare.. poi le domande.
Che dire? Ottimo!