I perché mettono ansia?

Conversazione

I “perché” mettono ansia?

Da qualche giorno c’è una discussione interessante su Twitter. E’ partita da uno spunto di @MasFerrario che ha coinvolto me, @AxNaird, @GaeBrancaccio@Patrizialadaga.

Massimo diceva:

Se la stessa domanda dà infinite risposte manca la risposta. Resta la domanda: ansiogena. Perciò la eliminiamo. Sbagliamo. Ma si sta meglio.

Questa conversazione mi offre lo spunto per farti sperimentare qualcosa di PNL (sai già che per me le parole sono importanti, perché condizionano il nostro stato d’animo e, di conseguenza, le nostre azioni e non-azioni).

Dicevo, non tutte le domande hanno il “potere” di aiutarci.

Per esempio, le domande che iniziano con “perché”, tendono a chiudere il discorso (sia con noi stessi, che con altre persone).  Si dice  che il “perché” apre il “file delle giustificazioni” (una lista che, più o meno, è identica per qualsiasi argomento/problema).

Prova in prima persona. Prendi una situazione qualsiasi della tua vita, e chiediti

“perché in quell’occasione io…?”

(Ti suggerisco di scrivere la risposta su un foglio).

Di solito le persone replicano a questo tipo di domanda con risposte molto banali, che tendono a giustificare/difendere il comportamento.  Talvolta si chiudono in se stesse.

Di sicuro, si tratta di una situazione di impasse, in cui il cervello si blocca, non riesce ad elaborare bene il problema e non crea i presupposti per l’apprendimento.

E questo (credo) è proprio quell’effetto “ansiogeno” a cui accennava Massimo: quello stato in cui il cervello è perso nella nebbia, non riesce a distinguere correttamente gli aspetti del problema e non sa da che parte farsi.

“Perché”. E’ solo una parola, ed ha un potere sconfinato.

Ora prova.  Riprendi la stessa situazione di prima. Solo che la domanda comincerà con:

“per quale motivo in quell’occasione io…?”

(Scrivi anche questa risposta, prima di procedere con la lettura)

Avrai certamente già notato che il tuo cervello, diversamente da prima, ha “cercato”.  In questo caso, si è aperto.  Ha analizzato, scrutato, rovistato nei cassetti della memoria.

Confronta le due risposte che avevi scritto.  Sono profondamente diverse e ti hanno prodotto due risposte emotive diverse.

Fa’ tesoro di questa esperienza! :-)

Ps. Se stai per chiedermi: “Non dobbiamo più usare il “perché”? “, posso già risponderti che non ho detto questo.   Dipende dal contesto. Se hai domande a questo riguardo, sono a disposizione.  Sai come contattarmi!

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2 pensieri su “I perché mettono ansia?

  1. Mi vien da dire che la Neutralità è un concetto, non certo una prospettiva reale … ^_^ come il Nulla: una nostra autoconfigurazione. Forse avevano ragione i Futuristi – e con loro altri – a dire che ciò che ci dà senso e prospettiva concreta è l’azione, il movimento, il gioco. Anche i concetti, ma devono ‘rompere’ … ^_^ l’equilibrio è più in là, qualcosa di difficilissimo; ma non è una stasi, piuttosto un meccanismo estremamente complesso, sempre in movimento.

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