Prima le persone poi i numeri

Numeri o persone

I social network sono indubbiamente un ottimo strumento per raggiungere molte persone.

Insieme al fiorire dell’interesse verso questi nuovi mezzi, sono nati parallelamente anche tutta una serie di strategie e di strumenti per sfruttarli al meglio.

Io, da pura utilizzatrice, seguo spesso le indicazioni degli esperti.

Proprio ieri ho sperimentato un nuovo strumento per Twitter.

“Potresti seguire…”

Si, me lo ricordo! L’ho già seguito! E’ vero, ha più di 100.000 followers… Ci ho provato, giuro… Ma non mi trasmetteva niente…

“Potresti smettere di seguire…”

Al primo nome che mi segnala, sobbalzo: “Perché? Si, è vero… Scrive poco, ma quando scrive ha tutti argomenti molto interessanti…” Il secondo nome, presumo mi venga segnalato perché non mi segue a sua volta… Embè? A me interessa quello che dice! Mi aiuta a crescere! L’altro ha perso followers? Hummm… Dove c’è perdita, c’è malessere. Dove c’è malessere, c’è necessità. Dunque, no. Dal mio punto di vista, non ha senso smettere di ascoltarlo.

Posso seguire le strategie indicate e posso crederci che aumentino i miei followers.

Da coach, sono abituata a ragionare per obiettivi.  Il mio obiettivo può essere aumentare i followers. Ma siamo sicuri che un numero maggiore equivalga ad una maggiore attenzione per quello che voglio comunicare?  Sono i numeri che portano le persone o sono le persone che portano i numeri?

Un giorno mi è arrivata una mail che mi proponeva di vendere i miei amici su Facebook… L’ho riletta 3 volte per esserne certa. La fonte era attendibile, non era il solito spam. Il mittente aveva previsto tutto e mi dava già indicazioni…

Sono rimasta sbigottita, ma pare che la compravendita di “numeri” sia piuttosto frequente.

Domanda: a cosa serve la corsa ai numeri se non “ascolto” le persone dietro ai numeri?
Su Twitter è pieno di politici con un ampio seguito che non replicano mai (o quasi). Se seguissero le indicazioni dei loro elettori, se ascoltassero il loro malcontento, avrebbero dei programmi elettorali di sicura efficacia. Eppure…

Che si chiamino followers o amici o amiche o in qualsiasi altro modo… Quei numeri, sono persone.
Con gusti, interessi, dolori, passioni, delusioni, innamoramenti… Non sempre hanno voglia di manifestarsi, ma non significa che non ti stiano tenendo d’occhio…

Il mio invito? Usare dei tools molto potenti, in qualsiasi relazione:

  • Sgombrare la propria mente dai preconcetti,

  • dare valore anche al silenzio (che è sempre sintomatico),

  • porre attenzione alle parole e non banalizzarle.

Come dice Isama Haga:

I nostri clienti ci osservano da vicino. Ogni giorno non dobbiamo fare altro che ascoltarli con la massima attenzione e rispetto,  ricordandoci che per ogni parere espresso ci sono innumerevoli clienti che la pensano nello stesso modo e non ce lo dicono”

Prima le persone, poi i numeri.

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12 pensieri su “Prima le persone poi i numeri

  1. Ciao Paola dopo il test sto’ assaporando uno ad uno i tuoi articoli….e pensavo che si riesce ad ascoltare solo quando cessa ‘il rumore del silenzio’…quindi ci ascoltiamo dopodiché riusciamo ad ascoltare gli altri!

    • Ciao Paola.
      Si riesce ad ascoltare davvero SOLO quando si spegne il proprio dialogo interno (il dialogo con se stessi).
      Immagina. Due persone. Uno parla. L’altro, interiormente, lo giudica o pensa a come ribatterà agli argomenti, o pensa agli affari suoi, o è preoccupato dell’opinione che hanno gli altri di lui, o si sente in imbarazzo, o ha paura, …
      Tutto questo viene chiamato “dialogo interno” (parlare con se stessi).
      Tutto questo distoglie l’attenzione dall’altro (che comunica a tutti i livelli, non solo a parole) e proietta l’attenzione su se stessi.
      Mentre è attivo il dialogo interno, non può esserci ascolto (totale) dell’altro.
      Anche i social network, pur mancando della comunicazione non-verbale, riescono comunque a far trasparire molte informazioni delle persone, che possono essere raccolte e accolte SOLO SE c’è ascolto.

      • Grazie Paola, finalmente riesco a dare una definizione al ‘rumore del silenzio’ che da anni ho capito esserci, ma ora è chiaro cosa fosse…..beh come diceva mia mamma di me….’per fortuna ti ho concepita, ma anche per fortuna sei solo una….con due di te non avrei resistito….’ e devo dire che aveva ragione io ho sempre desiderato diventare mamma, purchè da un essere diverso da me….troppo impegnativa!!!! Povera la mia mamma!! :D

        • Paola, prendo a prestito le parole di tua mamma, per dar loro un significato diverso…
          per fortuna sei solo una“… perchè è bello che ognuno di noi sia irripetibile!
          Ed è proprio la diversità ad arricchiera la propria e l’altrui esperienza della vita!

  2. eccomi qui, rientro dalle ferie e trovo il “compito a cas” lasciato da Paola. :-)
    [compito che svolgo con piacere]
    credo che il tema dell’ascolto sia fondamentale: da utente apprezzo molto di più la risposta ad un tag o ad una mention che non un flusso ancorché ricco ed interessante, ma a senso unico.

    • Sono d’accordo con te. Il segreto è proprio “mettersi sempre anche nei panni dell’utilizzatore”.
      Grazie mille per il tuo intervento! (E’ un onore!) :-)

  3. Brava Paola! Qualità, non quantità (fasulla). Ciò denota anche la tua serietà professionale. Bravissima, non farti trascinare nel vortice del marketing del consenso (fasullo). Da tua coachee posso assicurarti che ho valutato i contenuti dei tuoi scritti, prima di affidarmi a te (di coacher ce ne sono davvero tanti), ai numeri di like e di voti ai post non ho fatto proprio caso. Un potenziale coachee ha bisogno di un coacher, non di un santone trascina-click. E mi fermo qui, non voglio andare off topic.

    • Mi sembra giusto valutare la persona da cui si vuole essere accompagnati nel viaggio del proprio cambiamento!

      Ps. Ehi! Ti tengo d’occhio! ;D

  4. Ciao Paola, concordo con quello che hai detto. In particolar modo il discorso sui pregiudizi. Purtroppo non è facile sgombrare la mente dai pregiudizi, anzi, molti non sono nemmeno consapevoli di averne. Non smetterò mai di dirlo: nei Social Network, così come nella vita reale, bisogna essere se stessi, bisogna offrire ciò che si ha, perché non si può mentire per sempre. Bellissimo articolo.

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